L'Exdepo' raccontato da chi l'ha progettato

 L'Exdepo' raccontato da chi l'ha progettato

Entrare nella sede di Structura, nel pieno centro di Ostia, dietro piazza Anco Marzio, mi ha fatto un po' impressione. A dire la verità, mii sono emozionato a trovarmi in quel luogo molto grande frequentato da giovani ma già importanti architetti a fare domande, magari scomode. Ma tutti erano molto disponibili e presto mi sono sentito a mio agio. Sono venuto direttamente alla fonte per capire le ragioni del progetto Exdepo'. Ecco l'intervista a Fabrizio Properzi, che l'ha progettato assieme a Dario Imbò e Andrea Pozzi.

Perché ha scelto di fare il progetto dell'Ex De Pò e a quale scopo?

"Perché a seguito di un bando pubblico sono stato incaricato a sviluppare un progetto. È stata seguita la procedura chiamata "finanza di progetto" attraverso la quale le pubbliche amministrazioni realizzano opere con finanziamenti privati. In questo caso, infatti, il Comune di Roma doveva valorizzare una zona di Ostia degradata con una nuova struttura e ha deciso di far progettare, realizzare e gestire l'opera pubblica a privati".

Mi parli del progetto architettonico.

"Per realizzare il progetto ci siamo ispirati ad una pianta marina chiamata Posidonia, che vive sui fondali marini sabbiosi e con foglie che sembrano dei nastri. È una pianta molto comune anche al mare di Ostia. Crea una barriera naturale contro l'erosione costiera e un ambiente ideale ( prateria sottomarina) per organismi animali e vegetali. Abbiamo voluto creare un collegamento con un elemento presente nel mare di Ostia e abbiamo voluto sceglierla anche per dare alla struttura un valore simbolico: come la Posidonia è una barriera contro l'erosione costiera, la struttura vuole essere una barriera contro l'erosione culturale ad Ostia. Infatti ad Ostia non è presente alcuna struttura pubblica dedicata alla cultura e all'arte. La struttura presenta un gioco architettonico che ricorda il movimento delle foglie a nastro della Posidonia".

Perché la struttura è verde?

"Perché degli enti esterni hanno preferito il colore verde per il minore impatto ambientale. Comunque il verde è piaciuto anche noi ritornando all'ispirazione iniziale della Posidonia".

Il progetto è motivato da interessi privati o pubblici?

"Gli interessi sono sia pubblici che privati. Ovviamente il privato che ha investito per la realizzazione dell'opera avrà dei profitti nel corso del tempo (ad esempio con i parcheggi, la vendita dei biglietti per le esposizioni, ecc.). Anche la popolazione lidense ha già avuto ed avrà dei vantaggi con l'Ex De Pò. Infatti prima della costruzione la zona era molto inquinata da idrocarburi e abbiamo compiuto una importante bonifica a beneficio dell'intera area. Inoltre la popolazione potrà utilizzare il grande piano espositivo di 500 mq e molto probabilmente di una libreria e di un polo gastronomico".

Rispetto al progetto iniziale sono state fatte modifiche durante la costruzione dell'opera? È vero che sono stato ridimensionato lo spazio espositivo per favorire l'ampliamento dei parcheggi?

"Durante la costruzione non sono state fatte modifiche. Il progetto iniziale è stato modificato prima dell'inizio dei lavori. Riguardo al ridimensionamento dello spazio espositivo, è vero che è stato fatto - per la sola altezza - ma non per favorire l'ampliamento dei parcheggi, la cui superficie è rimasta invariata. Questo è stato fatto per l'intervento di enti esterni che hanno fatto abbassare l'altezza dell'edificio, adducendo motivazioni di impatto ambientale.

La costruzione dell'Ex De Pò sembra terminata. Verrà aperta al pubblico?

"Ancora no, ma si spera in una data compresa tra metà maggio e giugno. Al momento si aspetta il termine dei collaudi (controlli tecnici e amministrativi) previsti dalla legge".

Secondo Lei il destino dell'Ex De Pò sarà quella di essere un polo culturale per Ostia?

"Spero proprio di sì. Spero che lo spazio espositivo diventi un importante punto di riferimento per la cultura ad Ostia, fino ad ora priva di una struttura del genere. Spero inoltre di vedere inaugurare una libreria tra i locali commerciali".

di Francesco Marchetti